Premere play su un nuovo disco di Aldous Harding per la prima volta è sempre un’avventura. Dal suo debutto omonimo, pubblicato nel 2014, il lavoro della cantautrice neozelandese è diventato più imperscrutabile, ogni album successivo più seducentemente strano. In quel periodo, sembra aver smesso di rilasciare interviste – non che sia mai stata un’esaminatrice particolarmente compiacente del proprio lavoro, tanto per cominciare – ed è diventata altrettanto enigmatica nel suo lavoro, sia dal punto di vista dei testi che da quello della musica.
Il disco precedente di Harding, “Warm Chris” del 2022, sembrava potesse essere il logico punto finale del suo viaggio; il dramma delle canzoni con cui si era fatta un nome era scomparso (“Horizon”, “Imagining My Man”), al suo posto uno strano piccolo mondo mid-tempo, folk, interamente a immagine del suo creatore. Eppure, per quanto strano possa sembrare, il suo ultimo progetto “Train On The Island” potrebbe essere l’album di Aldous Harding per accontentare tutti.
I fan di “Warm Chris” – e ce n’erano molti, l’album che l’ha spinta nelle stanze più grandi in cui avesse mai suonato – saranno lieti di scoprire che la giocosità è stata mantenuta, insieme al suo modo morbido con la melodia e quella commovente sensazione delle canzoni di Harding che si snodano languidamente come sogni ad occhi aperti. Coloro che sperano in qualcosa di un po’ più sfaccettato, come ‘Designer’ o ‘Party’ prima, apprezzeranno l’inclinazione sperimentale di ‘Train On The Island’.
Ci sono spesso cambiamenti stilistici bruschi, a volte anche nella stessa canzone. Questo è il caso del singolo “One Stop”, una storia criptica di Harding, che vive in Galles, e incontra una leggenda locale in John Cale dei Velvet Underground – o è stato lei? Come per accentuare l’incertezza, la canzone è in parte un urgente piano pop, in parte un jazz shuffle. L’ondulato “Cosa farò?” è un momento culminante altrettanto mercuriale, che interrompe un paesaggio sonoro pop dolcemente cadenzato allontanando la musica, permettendo a Harding di porci la domanda del titolo su un loop di pianoforte, e poi riportandoci esattamente da dove avevamo interrotto.
È esattamente questo tipo di scrittura provocatoria, i modi sottili con cui Harding introduce nuove idee e riscrive le proprie regole, che elevano “Train On The Island” al livello di altri recenti momenti salienti della musica pop genuinamente artistica; Mi vengono in mente “Fetch The Bolt Cutters” di Fiona Apple e “Have You In My Wilderness” di Julia Holter. Nessuno fa musica come Harding, lei è un’artista speciale e singolare. Assicurati solo di adottare lo stesso approccio all’interpretazione dei suoi testi come faresti con qualsiasi grande opera del surrealismo; la gioia sta nel chiedersi, non nel sapere.
Dettagli
- Etichetta discografica: 4 d.C
- Data di rilascio: 8 maggio 2026




